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I "BENI SOCIALI" DI CAMPORAGHENA: UN PATRIMONIO DIMENTICATO

Anche nell'€™incontro dell'€™agosto del 2015, da parte di piu' persone, sono state poste domande riferite ai cosiddetti "Beni sociali"€

E'€™ questa una questione rispetto alla quale molti mi pongono domande e che molti mi sollecitano ad affrontare con il Comitato. Si tratta in effetti e a ben guardare, di una questione centrale nella vicenda odierna di Camporaghena, sia con riferimento al passato, alla storia e alla cultura di questi luoghi, sia se guardiamo all'€™oggi, ai bisogni del borgo e della comunita'. Ma e' anche una questione complessa, per nulla scontata e tale da far emergere visioni diverse che potranno anche sfociare in divisioni e contrasti.

Cio' di cui personalmente sono convinto che sia oramai venuto il tempo di chiarire una volta per tutte la questione dei "€œBeni sociali"€, previa attenta analisi e studio approfondito, per giungere a mettere quei beni, tutti quei beni, nelle condizioni di costituire una risorsa per l'€™intera comunita' di Camporaghena e del Castello. E cio' - lo dico prima di conoscere quale regime giuridico abbiano oggi quei beni - deve essere fatto in qualsiasi caso perche' non e' francamente accettabile che quei beni vadano semplicemente perduti con il semplice e irresponsabile obiettivo che nessuno li tocchi.

Per comprendere appieno di che si tratta e' necessario possedere alcune informazioni. A tale proposito, nonostante le mie sollecitazioni avanzate per anni, nessuno di coloro che ritengo posseggano i "€œtitoli"€ di tali beni, li ha mai messi a disposizione del borgo.

Atteggiamento semplicemente curioso se non facesse sorgere il dubbio che sia mantenuto squisitamente ad arte...

Vediamo dapprima quali siano le dimensioni della questione: in sostanza di che si tratta in termini di terreni, qualita' colturali, ubicazione, ecc..

I "€œBeni sociali"€ di Camporaghena hanno una estensione di ben 569 ha. La suddivisione tra le diverse qualita' agrarie, valutata in percentuale, e' la seguente:

- pascolo: 56% per circa 318 ha

- pascolo cespugliato: 6% per circa 34 ha

- incolto produttivo: 16% per circa 91 ha

- incolto sterile: 8% per circa 45 ha

- bosco ceduo: 13% per circa 74 ha

- prato: 1% per circa 5 ha

Come e' facile notare, la superficie complessiva dei "Beni sociali" e' tale per cui anche percentuali contenute consistono in superfici considerevoli.

L'ubicazione di tali beni e' definita puntualmente e ho predisposto un quadro d'€™unione dei fogli catastali interessati che consentono di avere un quadro estremamente significativo della situazione.

Nel frattempo ho rintracciato uno studio sui beni sociali della Lunigiana, redatto da Venanzio Ricci, dal titolo "Reliquie della proprieta' collettiva", pubblicato in "€œStudi lunigianesi"€, Vol. V, Anno V, 1975, Villafranca, edito dall'Associazione Manfredo Giuliani per le ricerche storiche e etnografiche della Lunigiana, cui sono iscritto. Venanzio Ricci nel suo lavoro fa riferimento a una tesi di laurea di Gianfranco Ricci dal titolo: "Reliquie della proprieta' collettiva nell'appennino tosco-emiliano. Beni sociali della Lunigiana"€.

Trascrivo qui di seguito, per piu' che opportuna conoscenza, il pezzo relativo ai "€œBeni sociali"€ di Camporaghena, pregando chiunque ne sia in possesso, di fornire documentazione e quanto altro utile a comprendere appieno la situazione.

Nel comune di Comano troviamo i "Beni sociali"€ di Camporaghena. Esiste un contratto di livello del 1785 e precisamente del 7 giugno, con cui il Comune di Fivizzano, allora amministratore dei beni sociali di Comano, di cui Camporaghena era una borgata, concedeva un complesso di beni silvo-pastorali ad alcune famiglie di Camporaghena. Che le terre in oggetto non fossero che gli antichi "€œbona communia"€ del borgo di Camporaghena, che un tempo era stato anch'esso Comune, risulta dal contratto in cui si parla "€œdi beni dell'antico comune di Camporaghena".

Tale livello era stato autorizzato con Rescritto del Granduca Pietro Leopoldo del 27 dicembre 1784 in cui si precisava anche: "€œfermo restante l'uso promiscuo e volontario permesso ai liberatari dei beni predetti, la comunita' (di Fivizzano) riconosca le particolari persone e non l'€™universale"€.

In seguito a cio' si stabiliva nel contratto di attribuire 28 porzioni singolarmente individuate rispettivamente a 28 assegnatari col permesso di poter tenere detti appezzamenti in proprio godimento.

Nel contratto troviamo poi fissate le seguenti norme:

1) Detta concessione livellaria si intende fatta a favore dei suddetti conduttori e di loro linea mascolina di maschio in infinitum, et estinta questa a favore delle femmine nate dall'ultimo maschio e con l'€™jus accrescendi fra li compresi chiamati successori.

2) Che detti beni allivellati si debbono reputare a tutti gli effetti di ragione come approdiati e quasi allodiali, cose' il conduttore e i suoi ne potranno disporre per atti tanto fra vivi, che di ultima volonta' con dichiarazione per "che passi nell'€™alienatario e parziario l'obbligazione a favore della Comunita' di Fivizzano, padrona diretta, per il pagamento del canone ecc.". Nello stesso giorno della stipulazione del contratto di livello fu formulato lo statuto che ancora regge questa comunione. In esso si premette che i 28 concessionari hanno deciso di conservare in comunione le porzioni assegnate loro: "€œessendoche' tutte le infrascritte persone livellari siansi risolute di rimettere le rispettive porzioni fra loro in comunione et ad uso promiscuo sino a nuova dichiarazione da farsi fra di loro".

All'€™art. 3, mentre si concede agli utenti il diritto di pascolo sulle terre comuni, si viera agli stessi di far pascolare "bestie forestiere"; in caso che qualcuno voglia farlo, dovra' pagare "€œdoppia fida"€ al camerlengo.

L'€™art. 2 prescrive che ogni utente debba pagare una certa somma di danaro, che sara' devoluta al pagamento del canone livellario per far pascolare le proprie bestie. Si dovra' poi eleggere un camerlengo con la maggioranza dei due terzi: questo avra' il compito di "€œritirare le tasse del bestiame, il denaro dei lavoratori delle terre"€ (vige il principio di poter coltivare degli appezzamenti di terreno dei Beni Sociali art. 5). Sono poi fissate delle zone particolari per il pascolo delle pecore e delle vacche con pene varie per quelli che non si atterranno a simile prescrizione (art. 7). Il livello fu riscattato il 29 giugno 1920 (Rogito S. Andreani Arch. Not. Massa).

Oggi l'€™Amministrazione della comunione retta da due procuratori che vengono eletti nel mese di febbraio con estrazione a sorte. Ogni socio deve pagare un canone il cui ammontare stabilito in proporzione all'€™ammontare delle imposte e del numero di capi di bestiame possedute dalle singole famiglie.

Il pagamento avviene ancor oggi in "quarette" (ottava parte della "€œsecchia"€ che contiene 25 kg di grano). In piu', come prescriveva lo statuto, chi coltiva degli appezzamenti di terreno nei "€œBeni Sociali" deve pagare un tanto stabilito ogni anno dall'€™Assemblea. La superficie dei "Beni Sociali"€ di Camporaghena (la stessa denominazione si trova al Catasto) e' di ha 569.89.52 di pascolo, bosco ceduo, seminativo, incolto sterile, pascolo cespugliato.

Camporaghena, 24 marzo 2016

Vanni FLORIO

 
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