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Benvenuto in Camporaghena

All’inizio del nuovo anno è bene farsi gli auguri. Buon Anno quindi, a coloro che visitano questo sito o ci arrivano a seguito delle indicazioni che compaiono sui gruppi di Camporaghena presenti su Facebook.

L’inizio dell’anno mi conduce a fare il punto sulle tante questioni aperte nell’incontro di agosto. Numerosi fatti sono accaduti da allora e molte notizie ho da darvi. Cercherò di riportarveli tutti brevemente, ma con la dovuta chiarezza.

La strada 

Inizio da questo argomento, il più sentito da tutti, il più grave e urgente in assoluto.

Confermo che l’attuazione di una soluzione effettivamente possibile procede, lentamente, ma procede. La Provincia ha ripristinato le segnalazioni con la posa in opera di paracarri di plastica dotati di catarifrangenti: ora, finalmente, anche di notte, la strada è segnalata e la carreggiata è ben visibile.

Successivamente la provincia ha affidato l’incarico per la progettazione di un intervento di ripristino del tratto di strada che attraversa il corpo della frana, da realizzare impiegando i metodi dell’ingegneria naturalistica e il cui importo dovrebbe essere di circa 350.000 €. L’obiettivo è di diminuire le pendenze, mettere in sicurezza il tracciato, raccogliere e allontanare le acque, intervenendo in modo leggero e razionale e senza pretendere di costruire una “nuova” strada.

Nei prossimi giorni, a progetto consegnato, la provincia presenterà formale domanda di finanziamento alla Regione. A quel punto si tratterà di agire affinché la domanda abbia un esito positivo. L’atteggiamento del Comune sarà fondamentale, ma assai importante sarà anche ogni altra azione che noi di Camporaghena potremo effettuare. Mi sono quindi attivato per costruire una rete di sostenitori dell’intervento e quindi della decisione di finanziarlo. Tra questi, in particolare il presidente del gruppo PD alla regione Toscana, contattato da Ivo e Bruno Bernardini e il Presidente del Parco, Giovannelli. Questi, nel corso dell’incontro di cui dirò meglio in seguito, mi ha assicurato il suo interessamento nei confronti dell’ente Regione, dell’assessore regionale e di ogni altra pubblica struttura interessata.

E’ anche possibile, io spero probabile, che sia necessario organizzare un viaggio a Firenze di una delegazione del borgo, per sollecitare l’indispensabile finanziamento. Se ne parlerà almeno a febbraio.

Altre questioni

Oltre al problema della strada, molte e diverse sono le questioni sollevate nell’incontro di agosto:

·         le condizioni delle strade di collegamento con Torsana e Sassalbo e in generale delle strade storiche;

·         la viabilità interna ai borghi;

·         le condizioni dei castagneti;

·         il generale stato di abbandono del territorio;

·         il Parco.

Altre sollecitazioni mi sono state sottoposte, ma è rispetto a quelle elencate che sono in grado di fornire notizie e di proporre azioni.

Rapporti con il Parco

Tutti i problemi elencati richiamano la questione dei rapporti con il Parco: di ciò che il Parco ha fatto, fa e farà nei nostri due borghi e nel loro territorio. Ma pone anche la questione di ciò che il Parco è per noi. Si tratta di una questione che tutte le contiene anche se in essa non tutte si esauriscono.

Ho quindi chiesto e ottenuto di avere un incontro con il Presidente del Parco, Fausto Giovannelli, che si è svolto poco dopo Capodanno. Con il Presidente, cui ho manifestato il comune sentire di tutti, ho fatto il punto dei rapporti tra Camporaghena e il Parco e dei rispettivi ruoli. Ho infine avanzato una serie di richieste specifiche che gli avevo preannunciate in un documento inviatogli poco tempo prima.

Della vicenda della strada ho già riferito all’inizio. Per le altre questioni affrontate nell’incontro, riferisco sinteticamente di seguito.

La viabilità storica

Il collegamento stradale tra Camporaghena, Sassalbo e Torsana e con il fondo valle, deve essere ripristinato con la rimessa in funzione della viabilità storica e con l’assegnazione di nuove funzioni. Queste strade si presentano con un ottimo andamento plano-altimetrico, si sviluppano in splendidi paesaggi e sono realizzate con strutture che da anni sono in completo abbandono e che oggi sono al limite dell’esistenza, con tratti già franati, con opere d’arte al limite della tenuta e con l’invasione da parte della vegetazione. Il complesso sistema della viabilità storica, se non si interviene prontamente, andrà completamente e irrimediabilmente perduto.

Il ripristino funzionale della viabilità storica è compito del Parco: l’obiettivo è di trasformarla in uno degli assi portanti della rinascita dei borghi. L’intervento deve ovviamente essere distribuito su più esercizi finanziari avendo cura di dare razionalità alle scelte da effettuare, privilegiando la rimessa in pristino dei tratti franati e di quelli pericolosi.

Al Presidente del Parco ho proposto di individuare e concordare con la comunità di Camporaghena, un piano di investimento finanziario distribuito su più annualità a partire dal 2016, sulla base di un progetto di indirizzo generale che fornisca il quadro finale dell’azione che si decide di intraprendere, finalizzato al ripristino del sistema della viabilità storica.

Con il Presidente – che ha risposto molto positivamente – si è concordato che Camporaghena presenterà una specifica proposta programmatica.

Il centro visita

E’ giunto il momento di pensare a un “Centro visita” del Parco a Camporaghena perché questo costituisce, se progettato, realizzato e gestito con lungimiranza e lucidità, un formidabile strumento di sollecitazione al riuso di un territorio a partire dalle sue risorse.

Non per replicare i centri visita esistenti, risolti appendendo alle pareti alcuni tabelloni. Si tratta invece di ancorare il progetto di centro visita ai nostri borghi, organizzandolo a partire dal fatto che si tratta degli unici insediamenti storici intatti dal punto di vista urbanistico e architettonico e altimetricamente più elevati del versante meridionale dell’appennino settentrionale, costituenti il perno dell’infrastrutturazione storica di quell’ampio territorio agricolo. Caratteristiche che costituiscono per i due borghi la principale risorsa a loro disposizione.

In tutto il PNATE non esiste nessun centro visita di questo tipo e anche altrove sono assai rari. Ho chiesto che Camporaghena diventi sede di un centro visita di questo tipo.

Si tratta di un’iniziativa che consentirebbe di fare leva sul passato facendo produrre la storia. Un’iniziativa che potrebbe assicurare la sopravvivenza culturale dei borghi non in termini nostalgici, ma attraverso una lettura originale del passato e della contemporaneità.

Anche su questo punto si è concordato per la realizzazione e Camporaghena dovrà presentare uno specifico progetto che elabori la proposta, individuando l’immobile o gli immobili, il percorso espositivo, la connessione con il borgo, i tipi, i modi e i tempi delle partecipazioni dei privati, ecc..

Nel frattempo si tratta di capire cosa il Comune intenda fare con il “centro sociale” realizzato in piazzetta, concluso da circa 3 anni e ancora inutilizzato.

Il territorio agricolo

Funzione principale del Parco è la salvaguardia dell’habitat naturale. A Camporaghena e a Torsana l’habitat naturale è costituito dallo storico territorio agricolo, abbandonato da decenni con la conseguente, progressiva perdita del paesaggio.

Ho chiesto che il Parco metta a disposizione una rete di conoscenze agrarie, tecnologiche e gestionali, a supporto di un’azione di ripresa parziale delle coltivazioni a partire dai terreni migliori e meglio esposti, anche con riferimento alla recente legge della Regione Toscana relativa alle terre abbandonate.

E’ infine indispensabile che sul tema delle terre abbandonate si faccia chiarezza, soprattutto con riferimento alla legge della regione Toscana n. 80 del 2012, per affrontare concretamente la possibilità del loro utilizzo da parte di terzi. Prossimamente interverrò nuovamente su questo tema  

I castagni

Vale quanto già detto al punto precedente. L’individuazione di politiche di intervento sul patrimonio castanicolo non può non tenere conto delle indispensabili conoscenze tecniche in materia. Ho chiesto che il Parco metta a disposizione queste conoscenze anche a partire da esempi già in corso altrove, sull’appennino e all’interno del suo perimetro. A favorire un intervento via è la presenza di una filiera che si sta consolidando, ma è indispensabile che tutti i proprietari si attivino.

Delle questioni di cui ho scritto, ho lungamente discusso con il Presidente del Parco e di ognuna di esse illustrerò meglio prossimamente e in successione gli aspetti emersi e le questioni che si pongono.

I beni sociali

Vi è un’altra questione su cui ho avviato un lavoro di indagine, sollecitato l’estate scorsa da più cittadini: i “Beni sociali” di Camporaghena.

Si tratta di una questione di cui molti parlano, ma solo riservatamente, di cui nessuno conosce in modo affidabile i presupposti legali, di cui nessuno mette a disposizione i documenti. Ma tutti sanno che i beni esistono e che sono molti ed estesi e che da decenni sono completamente abbandonati e inutilizzati: mi pare di capire che siano beni che nessuno gestisce da decenni.

Per me è semplicemente una questione che deve essere affrontata perché una comunità come quella di Camporaghena non può permettersi di disprezzare questo patrimonio, sprecandolo. E’ una questione che deve essere affrontata con onestà e trasparenza, ma anche con determinazione a partire dall’individuazione dell’effettiva tipologia di tali beni di fronte alla legge.

I “Beni sociali” sono un grande patrimonio che potrebbe e dovrebbe essere messo sapientemente a frutto per i bisogni della comunità di Camporaghena. Ma vecchi e irrisolti problemi gestionali fanno sì che l’approccio alla questione sia complesso. Perciò deve essere avviato un lavoro di ricerca e conoscenza della situazione di tali beni dal punto di vista giuridico e dal punto di vista agronomico e si devono avviare interventi i cui ritorni economici siano reimpiegati per la comunità. Successivamente toccherà all’intera comunità di decidere il da farsi. Per quanto riguarda il Comitato, metterà semplicemente a disposizione di tutti i risultati delle sue ricerche e i possibili impieghi, non potendo decidere nulla in materia.

Conclusione

Non so se ciò che ho scritto sia ragionevole, ma so per certo che è fattibile, in talune parti anche immediatamente. Ciò di cui sono convinto è che la situazione debba essere finalmente affrontata: ora vi sono almeno alcune delle condizioni indispensabili perché ciò avvenga.

E vero che il Parco, in questi anni, a Camporaghena e a Torsana, non è esistito. Ma è anche vero che il Parco a Camporaghena e a Torsana deve essere principalmente interpretato da noi.

Non ritengo assolutamente che siano venute meno le ragioni per cui siamo nel Parco, ma è bene che il Parco rifletta su come adempiere al meglio ai propri compiti istituzionali nell’alta valle del Taverone.

Per contro, noi di Camporaghena dobbiamo chiederci come possiamo svolgere al meglio il compito che ci è stato assegnato e come possiamo partecipare al raggiungimento degli obiettivi di conservazione della natura e della biodiversità.

Voglio concludere con una ultima considerazione che riguarda il nostro impegno, quello del Comitato e quello mio personale, ma anche e soprattutto quello di tutti coloro che con Camporaghena mantengono ancora dei riferimenti.

Confermo la disponibilità del Comitato a proseguire nel lavoro iniziato così come confermo la mia volontà a continuare, nonostante le oggettive difficoltà che continuamente incontro. E’ però giunto il momento di raccogliere tutte le forze a disposizione. Ognuno sarà chiamato a dire con chiarezza cosa sarà disposto a fare per il borgo e tutti insieme dovremo valutare ciò che oggettivamente e di conseguenza potremo porci come obiettivo.

                                                                                                          Vanni Florio

 

 
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